La novità non riguarda soltanto il contenuto delle singole disposizioni, ma riflette un più ampio mutamento di prospettiva: rendere le procedure di insolvenza più rapide, efficienti e prevedibili, rafforzare la tutela della massa dei creditori e, al contempo, conservare il valore economico dell’impresa anche nella fase terminale della crisi.
Nella nostra newsletter dedicata al tema analizziamo, in particolare:
→ le azioni revocatorie, lo spostamento del baricentro dall’intento fraudolento del debitore e dalla scientia decoctionis del terzo alla concreta idoneità dell’atto a pregiudicare la massa dei creditori;
→ la procedura di pre-pack, esaminata nella sua articolazione tra la fase preparatoria e la successiva fase di liquidazione, nel rispetto delle garanzie poste a tutela dei creditori e della trasparenza della procedura.
Per l’ordinamento italiano, il recepimento della Direttiva (UE) 2026/799 potrebbe richiedere qualcosa di più di un mero adeguamento tecnico della disciplina vigente, incidendo su alcuni degli equilibri fondamentali del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.
Il vero banco di prova sarà, allora, comprendere se e in quale misura questa nuova impostazione europea riuscirà a modificare il modo stesso di concepire la crisi d’impresa.