La pronuncia s’inserisce nel solco già tracciato dalla giurisprudenza di merito, ma assume particolare rilievo in quanto fornisce indicazioni di principio suscettibili di incidere sulle valutazioni degli istituti di credito nella fase di concessione del finanziamento.
In presenza di quali circostanze un finanziamento può essere qualificato come contrario al buon costume? E quali sono gli elementi che gli istituti di credito devono considerare affinché le somme erogate non siano esposte al rischio di irripetibilità?
Il contributo analizza il percorso argomentativo seguito dalla Suprema Corte, con un focus sulle ragioni che hanno indotto gli ermellini a qualificare come contrario a buon costume il contratto di finanziamento concluso con una impresa in conclamata decozione, laddove tale erogazione abbia determinato un significativo aggravamento del suo stato di crisi, con conseguente irripetibilità delle somme prestate